Guida all’analisi di bilancio

Per analisi di bilancio si intende l’insieme delle elaborazioni e delle valutazioni necessarie per poter comprendere il profilo economico, patrimoniale e finanziario di un soggetto economico (impresa, ditta, unità locale, etc.) del quale si conoscono i dati contabili di uno o più periodi.

Per effettuare una analisi di bilancio è necessario:
identificare la fonte dati (bilancio, piano dei conti, situazione contabile infrannuale, ..);
studiarne la struttura (bilancio civilistico ordinario, abbreviato, consolidato, piani dei conti valorizzati estratti dai gestionali (Zucchetti, Teamsystem, Sistemi, SAP…), Bilanci estratti sistemi interni (sistemi banca, ERP, ) CE.BI, Costo del Venduto, elaborati in excel, bilanci di soggetti stranieri;
definire per quali periodi contabili effettuare l’analisi e la durata di ciascun periodo (es. Annuale, trimestrale, mensile, etc.);
definire qual è lo schema di Riclassificazione di destinazione che si intende adottare sulla base delle proprie esigenze (Valore Aggiunto e Margine di Contribuzione, Fonti-Impieghi, Liquidità, CE.BI, OIC, IAS/IFRS, etc.);
riclassificare le voci della fonte per riorganizzare i dati in una modalità che ne consente e ne agevola l’interpretazione.

Nonostante gli schemi di riclassificazione di destinazione siano molti e talvolta molto diversi tra loro, è preferibile identificare uno schema comunemente riconosciuto e condiviso con i propri interlocutori.

L’operazione di riclassificazione consente, pertanto, di uniformare i dati indipendentemente dalla fonte, ovvero di ricondurre ad uno schema standard qualsiasi fonte dati.

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L’utilizzo di uno schema standard indipendentemente dalla fonte, consente di:

  1. facilitare l’interpretazione dei risultati;
  2. confrontare i risultati con quelli di altre analisi anche se elaborate a partire da fonti diverse;
  3. controllare gli errori;
  4. risparmiare tempo.

Maggiori saranno le informazioni della fonte, migliore e più approfondita sarà l’analisi che ne deriva. Lo schema di riclassificazione deve sempre essere collegato ai dati della fonte che lo hanno generato in modo che l’utente possa sempre collegare i dati sintetici ai dati originali.

Le fonti

Generalmente quando si pensa all’analisi del bilancio si fa riferimento al bilancio civilistico che le società di capitali italiane sono obbligate a depositare annualmente. Il bilancio civilistico (Abbreviato, Ordinario, Consolidato, ..) è depositato annualmente e fa riferimento ad un esercizio annuale di dodici mesi (anche se come noto esistono numerose eccezioni).

L’analisi di bilancio però può essere effettuata utilizzando come fonte qualsiasi prospetto contabile la cui struttura può seguire logiche molto differenti.
In generale per prospetto contabile è corretto considerare una qualsiasi fonte dati che presenta i seguenti elementi:

  1. una Anagrafica (denominazione, indirizzo, codice identificativo (es. P.IVA/codice fiscale, NIF, ..);
  2. un elenco di voci contabili non necessariamente organizzate secondo la classica struttura Gruppo, Mastro, Conto Sottoconto, etc.;
  3. i periodi contabili (es. 31/12/2015, 31/03/2015(3)…):
  4. per ciascun periodo contabile, i valori corrispondenti alle singole voci.

All’interno di tale definizione di fonte dati è chiaro che può rientrare un ampio numero di casi di cui, l’insieme dei bilanci successivi sono solo un sottoinsieme, ovvero:

  • bilanci e situazioni contabili estratti dai sistemi gestionali;
  • elaborati in excel;
  • bilanci in lingua straniera di soggetti stranieri;
  • qualunque altra fonte che risponda ai criteri prima elencati;
  • bilanci e situazioni contabili riclassificati in formati standard (es. CE.BI, OIC, IAS/IFRS, …).

Perché si riclassifica il bilancio?

La riclassificazione del bilancio è necessaria ogni qualvolta si rende necessario interpretare, attraverso i dati contabili, il profilo economico, patrimoniale e finanziario di una un’impresa o di un gruppo di imprese e di comprenderne l’andamento della gestione o ipotizzarne l’andamento futuro. Talvolta la riclassificazione del bilancio è necessaria anche per alimentare procedure informatiche che richiedono schemi rigidi in input. Basti pensare ad alcune procedure in ambito bancario o alle contabilità esterne sono per fare alcuni esempi.

Esistono diversi schemi di riclassificazione ciascuno dei quali consente di mettere in evidenza aspetti specifici; isolare le voci relative alla gestione caratteristica, evidenziare le fonti dagli utilizzi, evidenziarne il grado di liquidabilità, etc). Qualunque sia lo schema adottato, la riclassificazione dovrebbe consentire di ricondurre ad uno schema unico e noto all’analista i dati contabili originali consentendo così sia una migliore interpretabilità che il confronto con altri soggetti.

La riclassificazione benché possa essere supportata da sistemi automatici di riclassificazione come Leanus® , spesso impone delle scelte che solo l’analista è in grado di effettuare correttamente, talvolta solo avendo accesso ad informazioni riservate all’impresa. Basti pensare ad esempio alla suddivisione dei costi tra fissi e variabili, alla distinzione tra ricavi caratteristici e non o a identificazione della quota IVA dei Crediti Clienti.

Nella scheda saranno evidenziate le poste del bilancio la cui riclassificazione può essere effettuata in maniera differente e i relativi effetti derivanti dalle diverse scelte. In questa scheda, utilizzando come fonte dati un bilancio civilistico di una impresa italiana, viene descritta la riclassificazione del conto economico a Valore Aggiunto e Margine di Contribuzione e dello Stato Patrimoniale per Fonti e Impieghi e per Liquidità. Inoltre è descritto come elaborare il Rendiconto Finanziario con il Metodo Indiretto e infine come calcolare i principali indici.

La riclassificazione del Bilancio Civilistico

Come anticipato in premessa, per riclassificare un bilancio o un prospetto contabile è necessario definire qual è il modello di riclassificazione standard da adottare. Esistono diversi schemi di riclassificazione. Di seguito vengono descritti i seguenti modelli largamente utilizzati dai professionisti.

  • Conto Economico (Classico) – Valore Aggiunto e Costi per Natura
  • Conto Economico (Gestionale) – Valore Aggiunto e Margine di Contribuzione
  • Stato Patrimoniale Fonte-Impieghi
  • Stato Patrimoniale per Liquidità

Ottenuta la riclassificazione del Conto Economico e dello Stato Patrimoniale si possono elaborare anche:

  • Il Rendiconto Finanziario con il cosiddetto “metodo indiretto”
  • Gli indici di bilancio (Redditività, Solidità, Efficienza, …)
  • Indicatori addizionali (Break-even, Leva Finanziaria, Leva Operativa, ..
  • Gli score di valutazione del merito di credito
  • La capacità incrementale di indebitamento e il Fido

Di seguito, prima per il Conto Economico e a seguire per lo Stato Patrimoniale sono riportati sia gli schemi di riclassificazione che l’elenco delle voci del bilancio civilistico associate a ciascuna voce dello schema di destinazione.

La riclassificazione del bilancio civilistico – Conto Economico (Classico)

La riclassificazione del Conto economico è generalmente più agevole rispetto a quella delle voci di Stato Patrimoniale. Nonostante ciò è necessario considerare alcuni elementi:

  • la struttura dello schema di destinazione e le finalità che intende raggiungere;
  • il segno con il quale sono rappresentati i costi (alcuni schemi infatti riportano i costi in valore assoluto, altri con il segno meno).

Il Conto Economico (classico) di seguito rappresentato in figura ha come obiettivo quello di isolare il risultato della Gestione Caratteristica, ovvero tutte le voci di ricavi e costo che derivano dal perseguimento dell’oggetto sociale. La visualizzazione dell’immagine consente di identificare:

  • il Valore Aggiunto, ovvero la differenza tra i Ricavi della gestione caratteristica e i Consumi;
  • l’EBITDA o MOL, ovvero la differenza tra il Valore Aggiunto è tutti i costi derivanti dalla Gestione Caratteristica (Personale, Servizi, Godimento Beni di Terzi) – indica la capacità dell’impresa di generare margini operativi al lordo di Ammortamenti e Svalutazioni;
  • l’EBIT o MON, ovvero la differenza tra EBITDA e Ammortamenti, Accantonamenti e Svalutazioni.

Le voci seguenti consentono di gestire tutte le poste aggiuntive rispetto alla gestione caratteristica:

  • Ricavi/oneri diversi di gestione
  • Gestione Finanziaria
  • Gestione Straordinaria
  • Imposte

Il Conto economico riclassificato a valore aggiunto, rappresenta la metodologia più utilizzata nella pratica e la più adatta per un’analista esterno all’impresa; infatti tale modalità di riclassificazione non richiede informazioni integrative rispetto a quelli ricavabili dal bilancio di esercizio né tanto meno impone di effettuare ipotesi relative alla suddivisione dei costi tra fissi e variabili. Il modello consente di focalizzarsi sul ciclo operativo, tenendo conto dei fattori che l’impresa utilizza per lo svolgimento delle proprie attività gestionali, ovvero Materie Prime, Costi per Servizi, Costo per il Godimento di Beni di Terzi e Costi per il Personale e di ricavare i principali livelli di marginalità.

Di seguito è riportata la riclassificazione del bilancio civilistico nel modello di Conto Economico (classico).

I livelli di marginalità sono influenzati dai criteri di riclassificazione adottati.

Di seguito sono riportati i principali elementi che possono determinare variazioni, talvolta molto significative.

  • Riclassificazione della voce A5 – Altri Ricavi: Se si ritiene che tali Ricavi non debbano essere inclusi nella gestione caratteristica, allora vanno riclassificati nella voce 4.4 – Saldo Oneri / Ricavi diversi di gestione. Lo schema di riclassificazione standard Leanus prevede che solo la voce A1. Ricavi delle Vendite e delle prestazioni sia riclassificata tra i Ricavi. La voce A5. Altri Ricavi è invece riclassificata tra i Ricavi Diversi di Gestione.
  • Riclassificazione Costi per Servizi, Personale e Godimento Beni di Terzi. Parte di tali saldi potrebbero dover essere inclusi nella voce 4.4 – Saldo Oneri / Ricavi diversi di gestione.

Indipendentemente dai criteri di riclassificazione adotta, il Reddito Netto dello schema riclassificato NON può differire dal Reddito Netto della Fonte.

La riclassificazione del bilancio civilistico – Conto Economico (Gestionale)

Il Conto economico gestionale o a Valore Aggiunto e Margine di Contribuzione si differenzia dal precedente in quanto consente di distinguere i costi operativi tra “Fissi” e “Variabili” e quindi di determinare il Margine di Contribuzione dato dalla differenza tra il Valore Aggiunto e i Costi Variabili. La determinazione del Margine di Contribuzione, consente di comprendere per ogni livello di Ricavi quali sono le risorse che possono essere destinate alla copertura dei costi fissi e di tutti gli altri impegni collegati alla gestione.

La determinazione del Margine di Contribuzione è estremamente importante anche perché consente di calcolare i valori di “Break-Even”, ovvero il livello di Ricavi che è necessario raggiungere per coprire il totale dei costi operativi (tecnicamente, il valore dei ricavi che rende nullo l’EBIT). La determinazione di costi fissi e variabili talvolta può non essere agevole soprattutto se non si è in possesso adeguate informazioni sul comportamento dei costi.

I livelli di marginalità sono influenzati dai criteri di riclassificazione adottati.

Di seguito sono riportati i principali elementi che possono determinare variazioni, talvolta molto significative.

  • Riclassificazione della voce A5 – Altri Ricavi. Se si ritiene che tali Ricavi non debbano essere inclusi nella gestione caratteristica, allora vanno riclassificati nella voce 4.4 – Saldo Oneri / Ricavi diversi di gestione. Lo schema di riclassificazione standard Leanus prevede che solo la voce A1. Ricavi delle Vendite e delle prestazioni sia riclassificata tra i Ricavi. La voce A5. Altri Ricavi è invece riclassificata tra i Ricavi Diversi di Gestione.
  • Riclassificazione Costi per Servizi, Personale e Godimento Beni di Terzi. Parte di tali saldi potrebbero dover essere inclusi nella voce 4.4 – Saldo Oneri / Ricavi diversi di gestione.

Indipendentemente dai criteri di riclassificazione adotta, il Reddito Netto dello schema riclassificato NON può differire dal Reddito Netto della Fonte.

Lo Stato Patrimoniale Fonti – Impieghi

Da un punto di vista meramente contabile, lo Stato Patrimoniale, ai sensi dell’articolo 2424 del codice civile, si presenta come un documento a sezioni contrapposte, in cui sono evidenziate, da un lato le Attività possedute dall’impresa, dall’altro le sue Passività e il Patrimonio Netto. Tale rappresentazione definita dal Legislatore non risulta però pienamente efficace ai fini della valutazione del profilo economico, patrimoniale e finanziario dell’impresa dal punto di vista gestionale. Con tale rappresentazione, infatti, non è possibile mettere in evidenza il valore del Circolante Caratteristico, del Capitale Investito Netto (Patrimonio Netto + PFN) e della stessa Posizione Finanziaria Netta (Debiti Finanziari – Liquidità).

Così come per il Conto Economico, esistono numerosi schemi di riclassificazione dello Stato Patrimoniale ciascuno dei quali risponde ad esigenze informative differenti. Lo schema generalmente adottato per la valutazione delle imprese è il cosiddetto “Fonti-Impieghi” le cui finalità principali sono:

  • isolare le fonti delle risorse finanziarie (Liquidità, Debiti verso Banche e Patrimonio) dagli impieghi di tali risorse a Medio Lungo Termine (Immobilizzazioni Nette) e nel Circolante Caratteristico e NON;
  • calcolare il Capitale Investito Netto (vedi schema seguenti) importante ai fini della determinazione del ritorno sugli investimenti (ROI);
  • isolare il Circolante Caratteristico (Crediti Commerciali, Rimanenze, Debiti Commerciali);
  • valutare la coerenza tra Fonti (Es Patrimonio Netto) e Investimenti (es. Attivo Fisso Netto).

Accedi a Leanus.it per visualizzare sia lo schema sintetico che lo schema dettagliato di Stato Patrimoniale.

Va ricordato che lo schema fonte impieghi presenta le seguenti caratteristiche:

  • il valore dell’Attivo Fisso Netto (Immobilizzazioni Materiali, Immateriali e Finanziarie al netto del Fondo di Ammortamento) è identico a quello riportato nel bilancio civilistico
  • il valore di Debiti Commerciali, Altri Debiti, Fondi e Liquidità vanno rappresentati con il segno “-“
  • i Fondi sono riclassificati con il segno “-” tra gli impieghi
  • Il Patrimonio Netto è identico a quello riportato nel bilancio civilistico
  • La liquidità disponibile è riclassificata con il segno “-” tra le Fonti.

I risultati delle analisi sono influenzati dai criteri di riclassificazione adottati.

Di seguito sono riportati i principali elementi che possono determinare variazioni, talvolta molto significative:

  • valorizzazione dei Crediti Commerciali/Debiti Commerciali;
  • valorizzazione dei Debiti Finanziari (es. inclusione o meno di debiti vs altri finanziatori in PFN).

Indipendentemente dai criteri di riclassificazione adottati:

  • il Patrimonio Netto dello schema Riclassificato NON può differire da quello del bilancio civilistico;
  • il totale FONTI non può differire dal totale IMPIEGHI.

Per completare lo schema di riclassificazione è necessario conoscere la distribuzione del Totale Debiti e Totale Crediti nelle rispettive sotto voci (Crediti Clienti, Altri Crediti, Debiti Fornitori, Debiti Finanziari, Altri Debiti); tale informazione generalmente non è disponibile per i bilanci abbreviati.

Lo Stato Patrimoniale per Liquidità

Una seconda classica modalità di riclassificazione dello Stato Patrimoniale è quella che segue il criterio della Liquidità-Esigibilità. Lo schema infatti riporta prima le voci prontamente liquidabili, successivamente quelle che possono essere liquidate nel breve-medio termine e infine quelle immobilizzate
Il criterio utilizzato quindi per tale riclassificazione è quello temporale, entrambi i lati dello Stato Patrimoniale vengono rappresentati secondo esigibilità crescente: da un lato si va dalla Liquidità Immediata (voce più liquida ed esigibile del breve) alle Immobilizzazioni (voce meno liquida ed esigibile solo contro perdite in conto capitale nel medio-lungo periodo); dall’altro si procede dalle Passività Correnti (Finanziarie e Non) al Patrimonio Netto.

I punti di attenzione evidenziati per lo stato patrimoniale “Fonti-Impieghi” di applicano anche lo schema “per liquidità”.

Il Rendiconto Finanziario

Il Rendiconto Finanziario, normato dall’art. 2425 ter del codice civile, ha come obiettivo quello di rappresentare l’ammontare, la composizione e la variazione delle disponibilità liquide durante l’esercizio di riferimento. La variazione delle disponibilità liquide genera i così detti Flussi Finanziari (noti anche come Flussi di Cassa) che vengono suddivisi in tre differenti categorie: Attività Operativa, Attività di Investimento e Attività di Finanziamento (ivi comprese le attività da e verso Soci).

L’analisi di bilancio non può prescindere dalla valutazione dei flussi di cassa ne tanto meno dal comprendere da cosa essi hanno origine (nel caso di flussi in ingresso) e come vengono impiegati. Il calcolo di tali flussi può avvenire secondo due criteri, quello Diretto (si vanno ad analizzare C.E. e S.P. voce per voce andando a calcolare l’impatto di ognuna sulle disponibilità liquide) oppure quello Indiretto di seguito rappresentato.

Il metodo indiretto consiste nel determinare i flussi di cassa partendo dal Reddito Netto di periodo a cui vanno sommate le poste di Conto Economico che non corrispondono ad esborsi di cassa, ovvero Ammortamenti, Accantonamenti e Svalutazioni (più eventuali accantonamenti per lavori Interni). Nell’ipotesi teorica che Crediti Clienti, Debiti Fornitori e Rimanenze fossero tutte pari a zero, in tal modo si otterrebbero i flussi di cassa derivanti dalla gestione caratteristica (o Cash Flow derivante dalla gestione operativa). Per tenere in considerazione le risorse finanziarie assorbite dal Circolante, il metodo indiretto prevede la correzione del saldo precedentemente ottenuto con i cosiddetti “delta patrimoniali”, ovvero:

  • (Aumento) Diminuzione Crediti Clienti
  • (Aumento) Diminuzione Rimanenze
  • Aumento (Diminuzione) Debiti Fornitori

Sommando anche i delta patrimoniali relativi a Altri Crediti ed Altri Debiti si ottiene il Cash Flow Operativo.

Elaboraando almeno due annualità consecutive (requisito necessario per il calcolo del Rendiconto Finanziario) seguendo il metodo Indiretto, Leanus calcola in automatico il Rendiconto Finanziario suddiviso nelle sue tre sezioni principali:
l’Attività Operativa o Cash Flow Operativo, suddiviso in modo da evidenziare il differente impatto del Circolante Operativo e di quello Non Operativo;
il Cash Flow Attività di Investimento (Disinvestimento): ottenuto algebricamente l’aumento o la diminuzione dell’Attivo Fisso Netto al Netto di Ammortamenti e Incrementi immobilizzazioni per lavori interni;
il Cash Flow Attività di Finanziamento: In tale sezione, dove sono rappresentate le movimentazioni, in positivo e in negativo, dei Debiti Finanziari e del Patrimonio Netto, è possibile comprendere le movimentazioni di cassi che intercorrono tra l’azienda e il sistema finanziario e tra l’azienda e la proprietà.

La somma delle tre sezioni, consente di ottenere la Variazione Netta di Cassa. La cassa iniziale presente in bilancio ad inizio periodo sommata alla variazione Netta di Cassa deve necessariamente fornire il valore della cassa presente in bilancio a fine periodo.

L’analisi dei flussi di cassa consente di mettere in evidenza eventuali interventi forzature effettuate sui dati contabili.

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Gli indici di bilancio

La riclassificazione del bilancio o di una situazione contabile utilizzando gli schemi proposti, consente di elaborare i principali indici di bilancio. Nel caso in cui si abbia necessità di effettuare il confronto (o benchmark) tra diversi soggetti è necessario ricondurre i rispettivi prospetti contabili al medesimo modello di riclassificazione. In tal modo il confronto per indici sarà in grado di mettere in evidenze le reali differenze. In Leanus sono presenti i principali indici di bilancio e le relative descrizioni:

  • Crescita
  • Efficienza
  • Redditività
  • Solidità e Liquidità

Il programma di formazione prevede sessioni dedicata all’interpretazione dei singoli indici di bilancio.

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